Un ex “forestale” al Ministero dell’ Ambiente: Sergio Costa

Un ex “forestale” al Ministero dell’ Ambiente

Sergio Costa, attuale Generale dei CC  è indicato come probabilissimo Ministro all’Ambiene nel nuovo Governo targato M5S -Lega

Gen. Sergio Costa ( ex Corpo Forestale)

Come noto a Roma, cioè al Governo, la parola “caccia” è detenuta e gestita dal Ministero dell’ Ambiente e in questo momento, con la lista dei ministri già bella che fatta, il nome dell’ex Forestale Sergio Costa ( ora passato nei CC come Generale di Brigata) pare essere quello indicato da Di Maio & C. come quello più indicato per occuparne la poltrona.

Luigi Di Maio – M5S

Nulla da dire se non fosse che nel famoso “Contratto M5S – Lega” contratto_governo al punto n. 12  quella riguardante Giustizia rapida ed efficiente – compare sotto la voce Reati Ambientali e tutela degli animali la seguente frase : È necessario provvedere all’implementazione delle leggi attuali riguardanti i reati ambientali e quelli nei confronti degli animali, garantendo maggiore tutela rispetto a fatti gravi ancora non adeguatamente perseguiti e un maggiore contrasto al bracconaggio.

Di cosa si tratta ?  …Fin troppo chiaro che si vorrà dare un giro di vite in termini di sanzioni penali e amministrative a quanti commettono atti di bracconaggio, ma questo paragrafo potrebbe nascondere ben altro e come un “cavallo di Troia”  nascondere al suo interno una ripresa di quel famoso Piano ISPRA che poneva seri paletti al prelievo venatorio.

Occorre vigilare e chiedere subito chiarimenti ai rappresntanti della LEGA  in merito al nome del Gen. Sergio Costa.  Ricordiamo che la LEGA si è schierata apertamente con il mondo venatorio, attraverso dichiarazioni e atti pubblici.  Un compito che  spetta alle associazioni venatorie che dovrebbero essere in prima linea per prevenire nuovi e gravi soprusi e chiedere subito un confronto con il gruppo politico che si accinge a guidare il paese.

Mettere un ex forestale, indicato dal M5S che è dichiaratamente una forza politica anticaccia,  alla guida dell’ Ambiente, con tutta l’esperienza e tutta la conoscenza in materia  che possa avere,  potrebbe essere molto rischioso per la caccia e per i cacciatori

 

Non facciamo di tutta l’erba un fascio

Che il bracconaggio sia da condannare non vi è dubbio, ma bisogna comuqnue fare un distinguo su chi lo pratica, magari senza licenza di caccia come spesso accade, da chi invece pratica regolarmente l’attività venatoria e magari incappa in qualche incidente di percorso.

Il fatto però di porre un ex forestale, come sergio Costa, sulla seggiola più alta del Ministero dell’Ambiente qualche perplessità ce l’ha insinua e non vorremmo cadere dalla “padella nelle brace” dopo aver goduto dell’esperienza con il Ministro Galletti, sotto il quale la caccia ha perso terreno ogni anno con l’imposizione di paletti e divieti sempre più restrittivi.  

 

Piano Ispra 2017 – restrizioni

Ricordiamo che il Piano Ispra sull’antibracconaggio, approvato il 30 marzo 2017 dalla Conferenza Stato – Regioni , denominato Accordo sul Piano d’azione nazionale per il contrasto degli illeciti contro gli uccelli selvatici, proprio su proposta del Ministero dell’ Ambiente prevedeva l’inasprimento delle pene per i reati venatori attraverso anche una più incisiva vigilanza delle guardie volontarie ambientali e animaliste. Ma non solo .  Ecco un elenco  di questioni previste dal Piano Ispara partendo dalle Regioni ainserite tra gli enti a cui è assegnata la vigilanza ittico – venatoriatra le azioni ad alta priorità, il potenziamento del Noa, già attivo in provincia di Brescia durante il periodo di caccia, incrementando le risorse finanziarie fino a 300mila euro e portando le unità operative a 10, il potenziamento del nucleo Cites per poter controllare gli uccelli selvatici detenuti in cattività e il commercio online degli stessi. Tra le priorità la creazione di un nucleo di coordinamentoantiveleno e di strutture di contrasto dislocate sul territorio; il potenziamento e la riorganizzazione dei corpi provinciali di vigilanza venatoria per non disperdere le professionalità presenti sul territorio. Gli argomenti che potranno spaventare i cacciatori sono altri: tra le proposte c’è quella di introdurre il reato penale di «furto venatorio» nei casi in cui il prelievo di uccelli selvatici avvenga in contrasto con la legge 157, il divieto di vendita di richiami elettroacustici e il reato di possederli; il divieto di detenzione di munizioni al piombo e l’inasprimento del quadro sanzionatorio per gli illeciti contro la fauna come effetto deterrente.

E in ambito di controlli venatori? Ecco la goccia che fa traboccare il vaso e preoccupa il mondo venatorio: il riconoscimento di status di polizia giudiziaria alle guardie venatorie volontarie, dando maggiori poteri con tutto quello che può comportare a tutte le sentinelle delle associazioni anti­caccia.

 

C&D – la redazione

 

 

 

 

 

 

 

 

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1 Commento

  • Ferdinando Ratti

    Io gli alamari, mi sono stati appuntati sul colletto della divisa a fine corso, non mi sono stati consegnati per una disposizione di legge.
    No dimentico ciò che feceValerio Junio Borghese e la marcia di Città Ducale della forestale.

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